Ti capita di ritrovarti improvvisamente a ripercorrere una conversazione, un errore, una decisione o qualcosa che è accaduto nel passato o che potrebbe accadere domani? Provi a smettere di pensarci, ma più cerchi di mandare via quei pensieri, più tornano?
Quando questo meccanismo diventa ricorrente, può trasformarsi in una vera e propria ruminazione mentale, quello che nel linguaggio comune viene definito overthinking: un pensiero che continua a girare senza arrivare a una soluzione. La psicoterapia ipnotica può essere uno degli strumenti utilizzabili in per interrompere questo automatismo e recuperare una maggiore libertà di pensiero e focus.
Quando pensare troppo smette di essere utile
Pensare in sé non rappresenta un problema. Riflettere sulle esperienze passate, anticipare una difficoltà o valutare una scelta sono attività mentali del tutto naturali e utili per la sopravvivenza.
La difficoltà nasce quando il pensiero diventa ripetitivo, rigido e poco produttivo. La mente ti pone sempre le stesse domande senza offrire risposte concrete:
- “Avrei dovuto agire diversamente?”
- “E se domani succedesse qualcosa di terribile?”
- “Perché ho reagito in quel modo?”
In psicologia clinica, gli esperti inseriscono questi meccanismi nel concetto di pensiero negativo ripetitivo (repetitive negative thinking). Nello specifico, distinguiamo due modalità principali:
- Ruminazione: quando fissi l’attenzione in modo continuo e passivo su eventi del passato.
- Preoccupazione (worry): quando proietti l’ansia verso possibili scenari futuri.
I ricercatori evidenziano chiaramente i pericoli di questo circolo vizioso: una vasta meta-analisi condotta su oltre 200 studi ha dimostrato una forte associazione tra ruminazione, ansia e depressione. In particolare, l’atteggiamento passivo focalizzato sui problemi aumenta drasticamente il carico di sofferenza emotiva.
Perché la mente ripete ciclicamente gli stessi pensieri?
La natura ha progettato il nostro cervello come un sofisticato risolutore di problemi. Spesso, però, la mente commette un errore di valutazione: scambia semplici pensieri, ricordi o immagini per problemi da risolvere.
Si attiva così una trappola apparentemente logica:
“Se continuo ad analizzare la situazione, prima o poi troverò la soluzione definitiva.”
Il problema è che non tutte le situazioni hanno una soluzione immediata e non tutte le situazioni, che ci creano qualche forma di dolore, sono effettivamente problemi da risolvere.
Quando le tue analisi mentali non generano nuove risposte, l’overthinking diventa solo un’abitudine cognitiva che alimenta stati emotivi poco piacevoli.
Il modello metacognitivo della ruminazione spiega chiaramente questo processo. Spesso si continua a rimuginare, perché si mantengono convinzioni errate sul proprio stesso pensiero, ad esempio:
- Credi che preoccuparti sia indispensabile per evitare pericoli futuri.
- Pensi che analizzare ogni dettaglio ti aiuti a mantenere il controllo.
- Ti convinci che sia del tutto impossibile fermare i pensieri.
Una revisione scientifica condotta su oltre 10.000 partecipanti conferma che queste credenze metacognitive alimentano direttamente la ruminazione e la depressione.
Il punto centrale non è solo cosa pensi, ma come ti relazioni con i tuoi stessi pensieri.
Overthinking e ansia: perché oggi è così facile rimanere “accesi”
Quando provi ansia, la tua mente sposta automaticamente l’attenzione verso ciò che potrebbe andare storto. Cerchi segnali di pericolo, immagini scenari catastrofici e verifichi in modo ossessivo se mantieni il controllo sugli eventi.
Nei momenti di forte stress, questo sistema di allarme rimane sempre attivo. Provi la sensazione di avere una mente che non riesce a “spegnersi”.
Le neuroscienze spiegano chiaramente cosa accade a livello cerebrale. Gli studiosi hanno individuato il Default Mode Network (DMN), una rete neurale che gestisce l’autoriflessione, i ricordi e la narrazione interiore. La ricerca tramite neuroimaging collega direttamente l’iperattivazione di questa rete ai momenti di overthinking e ruminazione.
Ovviamente non esiste un singolo “interruttore” dell’overthinking. La ruminazione mentale coinvolge diversi circuiti cerebrali: le reti del controllo cognitivo, la rete del DMN e i sistemi che attribuiscono importanza agli stimoli esterni e interni.
Ipnosi per “abbassare il volume” del dialogo interiore
L’ipnosi clinica non funziona come una tecnica magica per cancellare i pensieri “in eccesso”. Tentare di eliminare a tutti i costi un pensiero crea infatti un paradosso e aumenta l’overthinking: più ti imponi di non pensare a qualcosa, più ti concentri su di essa.
Fai un rapido test: prova ora a non pensare a un elefante rosa. Cosa vedi subito nella tua mente?
L’ipnosi agisce in modo ben diverso: trasforma il modo in cui gestisci la tua attenzione.
L’American Psychological Association definisce l’ipnosi come uno stato di coscienza in cui sviluppi un’attenzione focalizzata, riduci le distrazioni periferiche e aumenti la ricettività alle suggestioni positive.
Durante la seduta ipnotica, il terapeuta guida la tua attenzione verso sensazioni corporee, immagini rassicuranti o suoni specifici. Non devi far scomparire il dialogo interiore: lo sposti semplicemente dallo sfondo primario. È un po’ come abbassare la manopola del volume di una radio accesa: la musica continua a suonare, ma non ti disturba più.
Come funziona l’ipnosi sulla ruminazione mentale?
In un percorso psicoterapeutico, l’ipnosi può essere utilizzata in modi diversi a seconda della persona.
Una seduta può iniziare favorendo una progressiva focalizzazione dell’attenzione, per esempio attraverso il respiro, le sensazioni corporee o un’immagine mentale. Successivamente il terapeuta può utilizzare suggestioni e metafore finalizzate a favorire una diversa relazione con il pensiero.
Per esempio, per una persona che tende a controllare continuamente la propria mente, può essere utile lavorare metaforicamente sull’idea di lasciare passare un pensiero senza doverlo seguire, piuttosto che ordinare semplicemente di “smettere di pensare”.
In questo processo coinvolgi attivamente anche il corpo:
- Rallenti la frequenza respiratoria.
- Sciogli le tensioni muscolari.
- Ti concentri sulle sensazioni fisiche del momento presente.
Questa distensione corporea crea uno stato biologico del tutto incompatibile con la continua attivazione cognitiva, così da rendere non fertile il terreno dove cresce l’overthinking.
Cosa puoi provare già da oggi
Quando avverti l’arrivo dell’overthinking, evita di ingaggiare una lotta per scacciare i pensieri. Piuttosto, sviluppa una maggiore consapevolezza osservandoli con distacco.
Fatti queste 4 domande chiave:
- Questo pensiero mi guida verso una soluzione concreta o mi fa girare a vuoto nello stesso circuito?
- Devo davvero affrontare questa questione in questo preciso momento?
- Posso spostare volutamente la mia attenzione su un’altra attività per 5 minuti?
- Cosa accadrebbe se decidessi di non fare nulla con questo pensiero?
Impara a distinguere chiaramente un problema pratico che richiede un’azione reale da un semplice pensiero passeggero da cui prendere le distanze. Se la mente continua a tornare sullo stesso punto, non significa che devi pensare di più: spesso significa proprio che hai pensato fin troppo!
Quando chiedere un aiuto professionale
Sperimentare momenti sporadici di overthinking fa parte della normale esperienza umana. Diventa invece opportuno approfondirlo quando:
- Ti ruba ore preziose e compromette la qualità del sonno.
- Riduce la tua capacità di concentrazione sul lavoro o nello studio.
- Alimenta uno stato d’ansia costante.
- Limita le tue decisioni e le tue relazioni quotidiane.
La psicoterapia ipnotica può aiutare a comprendere perché quel particolare circuito si mantiene, quali funzioni svolge e quali strategie possono interromperlo. L’ipnosi è parte integrante del percorso come uno strumento per lavorare sull’attenzione, sulla regolazione dello stato interno e sul rapporto con i propri pensieri.
L’obiettivo non è avere una mente completamente silenziosa, non sarebbe né possibile né desiderabile. Il lavoro psicologico invece è orientato al poter tornare a scegliere quando ascoltare un pensiero e quando lasciarlo passare.
Se desideri approfondire queste dinamiche o iniziare un percorso insieme, scrivimi.